Femminismo in crisi? La Gen Z potrebbebe pensarlo davvero!

Gen Z

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Nel fervente panorama socio-culturale contemporaneo, un fenomeno sta catalizzando l’attenzione degli osservatori: l’atteggiamento variegato che intercorre tra le generazioni nei confronti del femminismo. Tra le file della Generazione Z, quella coorte di giovani nati tra la metà degli anni ’90 e l’inizio del 2010, si registra un’inaspettata inclinazione a percepire il femminismo non come una forza propulsiva di equità e progresso, ma piuttosto come un elemento problematico, capace di suscitare controversie e scissioni.

Questo atteggiamento si discosta marcatamente da quello dei Baby Boomer, i nati nel periodo post-bellico tra il 1946 e il 1964, i quali hanno testimoniato e spesso partecipato attivamente agli sforzi del movimento femminista per smantellare le barriere di genere e promuovere l’uguaglianza dei sessi. Mentre i Boomer hanno assistito agli acuti cambiamenti sociali e alle vittorie legislative che hanno caratterizzato la seconda ondata del femminismo, la Generazione Z si confronta con un panorama più frammentato, segnato da nuove sfide e paradigmi.

L’incremento nell’uso dei social media e la proliferazione di informazioni – e talvolta disinformazioni – hanno plasmato l’esperienza della Gen Z, influenzando il loro rapporto con le cause sociali, incluso il femminismo. La velocità con cui le idee si diffondono in rete e il confronto costante con opinioni polarizzate hanno creato terreno fertile per il sorgere di dubbi e il riaccendersi di vecchi interrogativi su cosa significhi realmente l’essere femminista nel nuovo millennio.

Tali dinamiche hanno portato a un’analisi più critica del movimento, mettendo in luce aspetti meno conosciuti o precedentemente trascurati, come le accuse di trascurare le esperienze delle donne di colore, delle minoranze e delle classi economicamente svantaggiate. Inoltre, il crescente scetticismo verso le istituzioni e la diffidenza nei confronti di figure di autorità si sono tradotti in una minore identificazione dei giovani con i movimenti storici, compreso il femminismo.

Il dibattito si acuisce quando si considera la sfida del femminismo intersezionale, un approccio che punta a comprendere come diverse forme di discriminazione possano sovrapporsi e interagire tra loro. Mentre alcuni membri della Gen Z abbracciano fervidamente questa visione inclusiva, altri la percepiscono come una complicazione che disperde l’attenzione dai problemi “tradizionali” di genere.

Inoltre, le tensioni emergono anche dal confronto tra il femminismo e altre questioni di giustizia sociale che stanno prendendo piede, come le battaglie per i diritti LGBTQ+, ambientali e contro le disuguaglianze economiche. La Gen Z, essendo digitalmente nativa e iperconnessa, si trova così ad avere una visione più olistica e talvolta caotica dei diritti umani, spesso percependo il femminismo come uno dei tanti movimenti in lizza per l’attenzione globale.

In questo contesto effervescente, diventa cruciale interrogarsi su come il femminismo possa evolvere per attrarre la partecipazione e il sostegno dei giovani, e soprattutto su come possa adeguarsi alle mutevoli esigenze di una società che non si ferma mai di fronte alla crescente complessità delle dinamiche di genere.