Cop28 a Dubai: tra speranza e realpolitik, il futuro del pianeta in bilico!

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La Conferenza delle Parti (Cop28) a Dubai è alle porte e l’attenzione del mondo è concentrata su un tema urgente: il difficile abbandono delle energie fossili. Questo vertice globale sul cambiamento climatico, al quale hanno partecipato più di 70.000 persone, si è svolto in un contesto di crescenti sfide climatiche, come ondate di calore e siccità senza precedenti.

La Cop28, che ha coinvolto 197 stati e l’Unione europea, firmatari della Convenzione dell’Onu sui cambiamenti climatici, aveva l’obiettivo di valutare i progressi raggiunti nel limitare l’aumento della temperatura globale a meno di 2 gradi Celsius, come stabilito nell’accordo di Parigi del 2015. Per raggiungere questo obiettivo, è necessaria una riduzione del 43% delle emissioni di gas serra entro il 2030 rispetto ai livelli del 2019. Tuttavia, le previsioni attuali indicano un tragico aumento della temperatura globale tra 2,5 e 2,9 gradi entro questo secolo.

Nonostante queste preoccupanti previsioni, la richiesta di Unione europea, Stati Uniti e altri paesi di un accordo che impegni tutte le parti ad abbandonare gradualmente i combustibili fossili, principali responsabili delle elevate emissioni di anidride carbonica, si scontra con forti resistenze. Molti paesi con economie dipendenti dalle fonti fossili, compresi gli Emirati che ospitano il summit, propongono alternative come la cattura e lo stoccaggio delle emissioni di anidride carbonica nel sottosuolo. Tuttavia, questa soluzione è vista con scetticismo da alcuni stati, che temono possa essere solo un modo per procrastinare i cambiamenti necessari nei modelli di sviluppo.

Al centro dei dibattiti c’è anche il metano, il secondo gas serra più rilevante dopo l’anidride carbonica, ma con un tempo di decomposizione in atmosfera più breve. Ridurre le emissioni di metano potrebbe avere un impatto più rapido nel contrastare il cambiamento climatico, ma ciò richiede un impegno concreto e vincolante che vada oltre le vaghe promesse del passato.

Si prevede che raggiungere un accordo per incrementare significativamente la produzione di energie rinnovabili e il risparmio energetico entro il 2030 sia un obiettivo più realizzabile. Allo stesso tempo, si discute di finanziamenti fino a 300 miliardi di dollari per sostenere le economie più vulnerabili nell’adattarsi ai cambiamenti climatici e affrontare i costi dei disastri correlati.

L’attenzione è anche rivolta ai grandi emettitori come la Cina, responsabile del 30% delle emissioni globali annue, e gli Stati Uniti, che, nonostante promuovano la capacità rinnovabile e la mobilità elettrica, sembrano intenzionati a opporsi a ulteriori finanziamenti dei fondi Onu per il clima. Il presidente Biden ha annunciato che non parteciperà personalmente al vertice.

L’Unione europea, con ambizioni più elevate, spinge per triplicare la capacità rinnovabile, eliminare gradualmente i combustibili fossili e superare le centrali a carbone, ma anche rallentare l’adozione delle tecnologie per la cattura dei gas serra. Questa posizione è condivisa da molti piccoli paesi, soprattutto insulari, la cui stessa esistenza è minacciata dal riscaldamento globale e dall’innalzamento del livello del mare.